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Il secondo tempo delle società Benefit

di Alessandro Melioli, Incubation manager di a|cube

Ultimamente ha spopolando il trend di postare foto e ricordi di dieci anni fa attraverso l’hashtag #2016. Sicuramente un modo leggero per far rivivere un passato che, in confronto allo scenario attuale, appare sereno e carico di speranza. Al contempo però è la testimonianza del fatto che in questi dieci anni le cose sono cambiate ad un ritmo talmente vertiginoso che, per capire come procedere per il prossimo decennio, sembra necessario fermarsi, compiere una istantanea di come era il mondo una decade fa, fare le proprie lezioni apprese e prendere la rincorsa per costruire uno scenario migliore di quello che (non) siamo stati in grado di costruire dal 2016 in avanti.

Per una strana coincidenza anche il mondo delle società benefit sta compiendo il medesimo passaggio. Senza hashtag e influencer, ma con rigore e profondità. Le società benefit, infatti, festeggiano il decimo anniversario dalla loro introduzione con la Legge di Stabilità del 2016 (legge 208/2015). Una vera e propria pietra miliare per il mondo della sostenibilità italiano, che ha permesso l’emersione di oltre 5mila imprese accomunate da una intenzionalità condivisa di beneficio comune e di generazione di impatto.
Quale migliore ricorrenza quindi per organizzare un grande evento di celebrazione, restituzione e confronto coi principali attori del settore?

LE SOCIETÀ BENEFIT IN DIALOGO CON GLI STAKEHOLDER: UN EVENTO PER RIFLETTERE SULL’EVOLUZIONE DEL MODELLO

Le Società Benefit in dialogo con gli stakeholder”, si è svolto presso Green Media Lab nella mattina di mercoledì 21 gennaio. L’iniziativa, organizzata da Goodpoint in collaborazione con Assobenefit, ha rappresentato una fondamentale occasione per “fare un tagliando” rispetto a che punto si ritrova e dove sta andando il mondo benefit, grazie alla partecipazione di decine e decine di protagonisti.

I DATI DELLA RICERCA 2025 DI GOODPOINT

In primis ci si è confrontati sulla ricerca di Goodpoint, centrata su 200 casi studio, la quale ha evidenziato le sfide principali in termini di identità, misurazione, credibilità e ascolto. La sfida identitaria è cruciale: per non confondersi con la generica sostenibilità, le società benefit devono incarnare lo scopo nel business, ma il 13% ignora le finalità statutarie nei report. Preoccupa anche il gap di misurazione: solo il 9% valuta i reali cambiamenti generati (outcome) e appena il 2% fissa obiettivi pluriennali, alzando il rischio concreto di “washing”. Debole altresì la credibilità: senza standard unici, i report restano soggettivi e difficili da comparare. Carente infine l’ascolto: l’88% attua una comunicazione passiva (solo sito web) e solo il 17% coinvolge gli stakeholder nella valutazione.
Il quadro che emerge, dunque, è agrodolce: le società benefit devono evolvere, passando dal semplice racconto alla dimostrazione verificabile dell’impatto. Non basta l’intenzionalità, serve anche la messa a terra efficace. Bene, ma non benissimo.

CONTRIBUTI E RIFLESSIONI SUL TEMA

Accanto al momento di restituzione della ricerca è avvenuta la tavola rotonda. La discussione tra i cinque key note speaker ha delineato le traiettorie future per le società benefit, identificando soprattutto nella maturità gestionale e nella collaborazione sistemica le chiavi per l’evoluzione del modello.

Un tema centrale è il rinnovato rapporto tra pubblico e privato: emerge infatti un chiaro interesse della Pubblica Amministrazione verso il paradigma benefit, sia come modello per le proprie società partecipate, sia come base per nuove partnership.
La sfida lanciata alle imprese invece è quella di superare la logica della semplice fornitura per imparare a “progettare insieme” alle istituzioni, comprendendo dinamiche e obiettivi per generare valore condiviso.

Parallelamente, si sottolinea l’urgenza di sinergie con il Terzo Settore: le aziende sono chiamate a diventare luoghi attivi di inclusione, integrando nelle proprie strategie la risposta a problematiche sociali complesse come il disagio giovanile e la violenza di genere.

Sul piano identitario, la società benefit si distingue poi per la sua “razionalità ecologica”: una capacità nativa di incorporare il futuro nelle decisioni attuali, immaginando e costruendo scenari a lungo termine piuttosto che limitarsi alla gestione del mero esistente.

Tuttavia, il nodo cruciale per la sopravvivenza e la crescita del movimento è il rigore. A dieci anni dall’introduzione della normativa, il contesto politico e sociale è mutato e non ammette più approssimazioni. Per garantire credibilità istituzionale e mitigare i rischi giuridici, le società benefit devono evolvere dalle sole dichiarazioni d’intenti statutarie a una rendicontazione solida e verificabile, dimostrando una concreta integrazione tra business e impatto.

Infine i tavoli della comunità di pratica tra imprese e addetti ai lavori, i quali hanno tracciato quattro direttrici strategiche per l’evoluzione delle società benefit, focalizzandosi su concretezza e integrazione.
Sul fronte della valutazione, è emersa come prioritaria la definizione ex ante di un modello di impatto che guidi le azioni, trasformando la misurazione da adempimento una tantum a “cultura del dato” quotidiana. Quanto alla validazione, essa va intesa non come verifica di conformità, ma come processo evolutivo basato sulla sostanza delle pratiche. Più che standard rigidi, si suggeriscono approcci modulari e il confronto tra pari per garantire credibilità.

Centrale il coinvolgimento: gli stakeholder devono diventare “partner” attraverso un dialogo continuo che superi la comunicazione top-down. La trasparenza, inclusa quella sugli insuccessi, e la restituzione degli esiti dell’ascolto sono fattori chiave di fiducia. Infine, la governance: la scelta benefit deve permeare il business ordinario, scendendo dalla proprietà a tutti i livelli decisionali. Dimostrare la convergenza tra impatto e risultati economici diventa inoltre la leva fondamentale per attrarre talenti e motivare l’organizzazione.

FACCIAMO IL PUNTO

I primi dieci anni delle società benefit hanno rappresentato un primo tempo di una partita ambiziosa e lungimirante.
I risultati sono stati fino ad ora certamente incoraggianti, basti pensare ai risultati economici che sono superiori alla media delle imprese standard: nel triennio 2021-2023 il fatturato delle società benefit è cresciuto del 26%, contro il +15% delle aziende tradizionali. Inoltre oggi il mondo benfit produce un valore di 67,8 miliardi di euro e impiega oltre 230.000 persone. Oltre ai profitti, le società benefit investono massicciamente nel sociale e il 20% destina più del 5% del fatturato in impatti ambientali. Risaltano anche i dati sull’inclusione: il 62% delle grandi SB ha donne nel CdA (contro il 48% delle altre).

Il modello quindi si conferma un driver di resilienza e innovazione per l’intero sistema Paese. Tutto questo però non basta.
Ad oggi infatti le società benefit sono ancora pressoché sconosciute al grande pubblico e ai media, ritenute troppo spesso un vezzo e non un vero e proprio paradigma organizzativo, imprenditoriale, sociale, politico ed economico in grado di trasformare lo stato delle cose.
Si avverte inoltre una grande clima di preoccupazione e di sconforto per lo scenario globale attuale, in cui i rigurgiti di ataviche logiche di dominio su persone, popoli e ambiente si stanno sempre più concretizzando in politiche che minano alla base le infrastrutture a sostegno dell’innovazione e della transizione sostenibile di cui la società benefit rappresenta uno dei più fulgidi veicoli di attuazione. Mala tempora currunt. Sed peiora parantur?

La risposta auspicata è assolutamente no. Per portare la partita alla vittoria, o almeno ai supplementari, occorre innanzitutto chiedersi come giocare questo secondo tempo della società benefit. Adeguarsi allo spirito dei tempi, cercando di preservare i risultati conseguiti in questo decennio con una logica da “catenaccio” in attesa che passi la nottata revisionista e restauratrice sulla sostenibilità? O avere il coraggio di ribaltare per davvero le regole del gioco, a maggior ragione in un contesto che impone, ancor più del 2016, di alzare la testa e avanzare una alternativa al paradigma estrattivo?

Probabilmente entrambe le cose, abbinando un sano pragmatismo ad un ambizioso idealismo. Si tratta, per chi è già benefit, di alzare l’asticella, di essere ancor più radicali e rigorosi. Che significa migliorare la propria capacità di generare impatti, a partire da una valutazione che non sia pure compliance o mero orpello reputazionale, ma vero fattore strategico e di posizionamento. Potenziare la propria capacità comunicativa, sia in termini di narrazione, sia a livello di visibilità e posizionamento. E non solo.

Occorre testimoniare che esiste un modo trasformativo di fare impresa che genera benessere in maniera integrale con impatti e risultati reali. Bisogna fare rete, creando un vero e proprio sistema delle benefit, così come costruire alleanze con soggetti pubblici, privati e del Terzo Settore trovando punti di contatto verso obiettivi comuni nel rispetto dei perimetri di ciascuno. Occorre anche ampliare la platea delle società benefit, alzando la qualità e le dimensioni delle stesse, ampliando la varietà settoriale e la eterogeneità territoriale. Bisogna guardare maggiormente alle startup e alle imprese tecnologiche, forti della convinzione che l’innovazione o è sostenibile o non è innovazione.

In poche parole bisogna maturare, come singole realtà e come sistema con un rinnovato spirito di avanguardia. Dobbiamo evitare di “cristalizzarci” attraverso pratiche formali o meramente istituzionalizzate, per guadagnare una ulteriore consapevolezza e responsabilità di soggetti realmente innovatori con a cuore per davvero il bene comune. Non basta più essere un fiume carsico, bisogna emergere in superficie per tracciare una nuova via nella quale sempre più organizzazioni possano riconoscersi, per costruire un mondo che sia davvero migliore rispetto a quello di dieci anni fa, così da riguardarsi indietro nel 2036 con orgoglio e meraviglia e non solo con filtri e hashtag nostalgici.

Per approfondire:

> Avanzi si trasforma: diventa S.p.A. e società benefit
> Il 2026 di a|cube: RADICI
> Scopri a|cube

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