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a|podcast. Industria creativa e problemi di classe

Avanzi ragiona con Tiziano Bonini sull’ascensore sociale bloccato in un mercato così importante come quello dell’industria creativa e culturale.

di Angelo Miotto

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In Italia il dibattito sulla composizione e la provenienza sociale dei protagonisti e degli attori dell’industria creativa e culturale è praticamente inesistente.

Oggi intervistiamo Tiziano Bonini, PhD in Media e Comunicazione, professore all’Università di Siena, tra i fondatori di cheFare, dove ha pubblicato l’articolo oggetto di questa intervista: “Il lavoro culturale ha bisogno di una lotta (creativa) di classe“.

La “classe creativa” italiana non rappresenta la diversità della società italiana, è altresì composta al suo interno di una frazione ben precisa della società: la classe media urbana, ad alto tasso di capitale culturale/sociale/economico, riprodotto di padre in figlio, di generazione in generazione.

Bonini ci racconta cosa significa, con quali ripercussioni e quali potrebbero essere le vie di uscita rispetto a un fenomeno che condiziona gran parte dell’opinione pubblica e preclude il sogno o la possibilità di esprimersi a molte menti brillanti, solo per un fatto di anagrafe economica e di provenienza. Lo scenario generale dell’industria creativa e culturale in cui navighiamo ne risulta, così, molto impoverito e appannaggio di pochi.

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