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Cari imprenditori sociali: Re-act!

All’inizio dell’emergenza sanitaria abbiamo lanciato Re-act!, una call per raccogliere le storie di chi ha affrontato gli ostacoli di questo momento come occasioni per trasformare e ri-orientare le proprie attività. Abbiamo scritto una lettera a tutti gli imprenditori sociali che negli ultimi anni hanno lavorato al nostro fianco e a quelli che non ci hanno ancora conosciuto per ricordare che è soprattutto nelle difficoltà che bisogna mantenere viva la capacità di essere innovatori.

Il mondo dell’imprenditorialità sociale è ad un bivio.

L’accurata adattività ai contesti, l’approccio sperimentale, la centralità della relazione, la pluralità degli attori: sono connotati che esprimono la capacità di saper produrre, in modo anche volutamente imperfetto e intermittente, operazioni di senso profonde e significative.

Allo stesso tempo però il mercato confeziona risposte emergenziali senza personalizzarle sui bisogni, le disuguaglianze si acuiscono gettando un’ombra ancor più fitta sugli invisibili, e le risorse cosiddette intangibili – la cultura, il benessere psichico, la diversità, la conoscenza –  assumono un nuovo ordine di priorità.

Quali trasformazioni saranno necessarie per chi fa impresa a fini sociali?

Come conservare un’identità forte pur rivedendo strategie e modelli di business?

L’emergenza che stiamo vivendo richiede prontezza, innovatività e viralità delle risposte. Il modus operandidell’imprenditoria sociale è spronato ad assumere un carattere accelerato e intermediato, anche attraverso l’integrazione con il linguaggio delle tecnologie digitali.

È necessario affrontare alcune questioni.

Che ruolo possono assumere i canali di produzione ed erogazione tradizionali, ossia gli spazi di ascolto, di progettazione, di gestione condivisa delle risorse? Potranno nascerne di nuovi e diversi?

Di quali codici e strumenti si doteranno le relazioni e collaborazioni con gli interlocutori chiave? Su quale legame di fiducia è possibile generare fonti di ricavi utili per continuare a creare impatto per la comunità di riferimento?

Dalle storie che abbiamo raccolto sono emersi segnali di trasformazione, non solo adattiva ma anche di innovazione, che se consolidati possono indicare nuovi approcci del fare impresa ad impatto.

Questi esempi ci insegnano che dai momenti di immobilità possono generarsi pratiche, piccole e sperimentali, di indirizzo o strategiche, che determinano un nuovo modo di produrre valore per la comunità.

1 // Il digitale come modello, non come strumento

Il digitale deve essere visto come un modello intorno a cui costruire nuovi sistemi di produzione ed erogazione dei servizi alla persona. Può diventare la piattaforma attraverso cui amplificare la creazione di valore per i beneficiari in due modi: orizzontale, consentendo una maggiore diffusione dell’offerta; verticale, garantendo la costruzione di rapporti costanti e continuativi

Medi Cinema ha portato per la prima volta lo streaming in corsia, grazie alla partnership con Rakuten TV, per fornire sostegno psicologico ai pazienti delle strutture ospedaliere attraverso la cineterapia.  Quest’alleanza  con il digitale  favorisce un tipo di assistenza  della persona volta ad amplificarne il benessere inteso in senso olistico. Leggi qui.

2 // Un’occasione per allargare la rete di partnership e collaborazioni

Alcune organizzazioni hanno visto nella mancanza di aggregazione sociale la necessità e l’opportunità di  fare rete per allargare la propria mappa di relazioni e collaborazioni durature, così da raggiungere una conoscenza approfondita dei bisogni delle persone ed estendere l’accesso ai servizi anche alle categorie di beneficiari che talvolta vengono escluse.

C.A.R.O.T.A è un progetto della Cooperativa torinese Patchanka che si occupa di donare pasti attraverso un processo di raccolta dell’invenduto. Grazie alla partnership con un’impresa profit che ha condiviso il proprio software di delivery, la mensa sociale oggi è in grado di distribuire 1200 pasti al mese, anziché 130, alle famiglie più bisognose. Vai al progetto.

3 // Un nuovo approccio alla co-creazione e alla relazione con la propria community

Il desiderio di superare le distanze ha accentuato la sussidiarietà orizzontale attraverso iniziative di co-progettazione e coinvolgimento degli utenti. I modelli di business inclusivi e “a piattaforma”  sono stati capaci di dettare un rapporto più circolare tra produttori e beneficiari e di conseguenza rafforzare e migliorare il sistema di produzione.

Industria scenica ha dato vita ad iniziative di partecipazione attiva “a distanza” per mantenere e riattivare il senso di  spazi e relazioni. Con #tiaspettofuori sono stati lanciati sul canale Youtube dal Comune di Vimodrone sfide giochi e attività online per tutte le età da svolgere in modo collaborativo da casa. 

4 // Nuovi spazi di visibilità e di comunicazione

 Soprattutto per le organizzazioni più piccole, ancora in fase di startup, il silenzio dei mesi passati ha in realtà posto le condizioni per riflettere sulla propria identità organizzativa, lanciare o rafforzare il proprio brand ed instaurare le prime relazioni con i propri utenti, anche sperimentando nuovi canali di comunicazione.

Ibrida è una neonata organizzazione che produce birra “al pane” per i quartieri di Milano. E’ riuscita a farsi conoscere nei territori di riferimento ed interagire con diversi attori sul mercato, quindi a rafforzare awareness e credibilità del proprio brand attraverso uno storytelling mirato ed anche un nuovo sito che racconta la loro storia e le prime collaborazioni instaurate. Scopri il progetto.

5 // Tempo prezioso per il design strategico

Per molti la momentanea astensione dalle attività quotidiane è stata fonte di ispirazione e creatività nella rianalisi strategica e nel re-design dei propri servizi, con l’obiettivo di ottenere un impatto maggiore.

Recup è un’associazione che si dedica al recupero di cibo nei mercati rionali per ridistribuirlo alle persone in condizioni di fragilità. La quarantena ha consentito di accelerare la progettazione di un nuovo modello di intervento per la trasformazione in laboratorio e vendita del cibo recuperato e di qualità, a supporto di chi fatica a rifornirsi autonomamente. Qui l’iniziativa.

Comments

  • January 8, 2020
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      Doris Mitchell

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  • January 8, 2020
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    Aaron Kim

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