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Glasgow - Avanzi è carbon neutral

Avanzi carbon neutral

Di Francesca Bongiovanni, consulente a|change

Nei giorni di COP26 abbiamo monitorato per la prima volta la nostra impronta carbonica:
10 tonnellate di CO2eq per l’anno 2021, che abbiamo deciso di compensare con crediti di carbonio certificato in un progetto di tutela della biodiversità in Cambogia

Sabato 13 novembre è già buio da molte ore quando, a Glasgow, il presidente dei negoziati Alok Sharma suggella con un colpo di martello l’approvazione dell’accordo finale. Il giorno dopo piangerà lacrime di rabbia: Il Glasgow Climate Pact è l’esito ancora troppo imperfetto di giorni di trattativa tra i rappresentati degli oltre 200 Paesi della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, che sancisce impegni e strategie condivise da applicare per contrastare il riscaldamento globale.

Le ombre di Glasgow

Quella di Glasgow è stata la prima COP a respirare una domanda radicale di cambiamento, con una forte attesa dell’opinione pubblica mondiale rispetto a risultati purtroppo ancora non significativi rispetto alla responsabilità dei governi sugli effetti del riscaldamento globale.

L’accordo porta con sé grandi fallimenti ma anche qualche passo avanti: la mediazione degli interessi politici e materiali, spesso inestricabili e sovrapposti, vede da tempo il classico dilemma dei Paesi più tecnologicamente avanzati in tema di energia contrapposti ai giganti in via di sviluppo, che si fondano ancora sulle fossili. Non solo; anche nelle realtà più sviluppate resta ancora troppo forte la pressione delle grandi lobby del carbone. 
Cresciuti nel miraggio della crescita illimitata, trasformatosi in una ricchezza smisurata solo per l’1% per cento del pianeta, e abituati a pensare alla Terra come a un sistema infinito, ci ritroviamo oggi senza quei miti che avevano accompagnato l’immaginario comune per decenni: il sistema si sta impoverendo e non è più in grado di rigenerare le risorse necessarie, come dimostra l’Overshoot day, che ogni anno si avvicina angosciosamente di più.

Nell’antropocene, l’era dell’uomo, il problema di sovra-sfruttamento delle risorse naturali è legato a teorie economiche che trasformano in scarti uomini e ambiente.

Avanzi carbon neutral

Avanzi è attivamente impegnata al fianco di organizzazioni e imprese anche per orientarne lo sviluppo verso un modello compatibile dal punto di vista ambientale e in grado di rispondere alla sfida del cambiamento climatico. In coerenza con il nostro impegno, abbiamo deciso di passare all’azione sul tema della decarbonizzazione.

Per questo motivo, a partire da quest’anno le attività di Avanzi sono carbon neutral.

Diventare carbon neutral significa farsi carico della propria impronta climatica e scegliere di rendere le proprie attività meno impattanti verso il clima. La prima operazione effettuata è stata il calcolo delle nostre emissioni dirette: spostamenti legati alla tratta casa-lavoro, consumi di energia per il nostro co-working, trasferte, smart-working, consumo di carta, traffico dati in-cloud. Da tutte queste informazioni siamo stati in grado di stimare un’impronta carbonica di 10 tonnellate di CO2eq per l’anno 2021.

La nostra impronta beneficia già di alcune attenzioni: l’energia elettrica che alimenta il coworking è fornita da ènostra, cooperativa spin-off di Avanzi, che produce e commercializza energia 100% rinnovabile; utilizziamo compagnie aeree che hanno tassi di riempimento dei voli più alti e quindi minori emissioni per passeggero/km; molti di noi vengono al lavoro in bicicletta, con i mezzi pubblici o a piedi.

Per questo primo anno di monitoraggio, la neutralità è stata raggiunta tramite compensazione, ovvero con l’acquisto di crediti di carbonio certificati. Per ridurre efficacemente le emissioni è stato scelto – tramite votazione interna – un progetto ad alto valore aggiunto, a lungo termine e addizionale, il che significa che non sarebbe stato avviato senza i crediti: la tutela della foresta cambogiana della provincia Mondulkiri, dove sono presenti 20 comunità di popolazioni locali e 959 specie animali, di cui molte vulnerabili o a rischio.

Si tratta di un primo passo: per l’anno prossimo, prevediamo di ragionare in maniera strutturale sulla nostra impronta, cercando di capire gli ambiti nel quale è possibile ridurla, e avviando una riflessione interna sul nostro modo di trasformare alcuni aspetti del nostro stile di vita. Alcuni cambiamenti indotti dalla pandemia, sia nella mentalità, sia nelle pratiche, sono già in corso, offrendo punti di partenza per operazioni più sostenibili in futuro.

Ci siamo presi questo impegno nella convinzione che la lotta al cambiamento climatico corra per noi su due binari: certamente da noi stessi, ma soprattutto da un impegno collettivo.

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