di Linda Cossa, Head di a|place
A Cagliari 31 organizzazioni del Terzo Settore hanno risposto al primo Avviso Pubblico di “Fuori Bordo”, il progetto del Comune che porta l’educazione fuori dalle aule per sviluppare servizi innovativi capaci di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni, contrastare la povertà educativa, mettere in connessione scuola e città.
Sviluppare servizi educativi inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni, coniugando educazione e innovazione sociale e valorizzando la relazione tra apprendimento e advocacy affinchè la città possa divenire contesto educativo diffuso. Trentuno proposte, altrettante organizzazioni, una sola domanda di fondo: come si fa scuola fuori dalla scuola?
Queste le premesse di Fuori Bordo – Idee che fanno scuola, il progetto strategico del Comune di Cagliari promosso dal Servizio “Pubblica Istruzione, politiche giovanili e pari opportunità” per consolidare e potenziare la mappa dei servizi educativi cittadini attraverso l’innovazione sociale e il coinvolgimento del territorio. L’iniziativa – co-finanziata dall’Unione Europea con i fondi FSE+ del PN Metro Plus e Città Medie del Sud 2021-2027 – finanzia e accompagna attività educative innovative e inclusive rivolte a bambine, bambini, ragazze e ragazzi tra 0 e 13 anni residenti a Cagliari.
A gestire il Servizio di animazione e accompagnamento – tradurre cioè gli obiettivi strategici in progetti concreti e sostenibili, supportandone l’ideazione e l’attuazione – una rete d’imprese guidata da Avanzi, in partnership con Apply Consulting, Dotik e Fondazione IRRM.
L’idea di base è che la crescita e l’apprendimento delle nuove generazioni non siano un compito che riguarda solo l’aula, ma una responsabilità condivisa da tutta la città: strade e piazze, parchi e mare, biblioteche, centri di quartiere e spazi dello sport diventano luoghi di apprendimento, dentro e fuori il tempo scuola ordinario.
In questa prospettiva i servizi educativi non si limitano ad erogare percorsi formativi, ma diventano un vero e proprio welfare di prossimità capace di intercettare e contrastare dispersione e povertà educativa e, allo stesso tempo, di innescare processi duraturi di rigenerazione urbana a base educativa, restituendo centralità, dignità e protagonismo ai quartieri e alle loro comunità educanti.

Il percorso di accompagnamento promosso da Avanzi riconosce e si fonda su tre pilastri strategici fondamentali:
- I servizi educativi come leva di rigenerazione. Scuola e attività extra-scolastiche non come ambiti isolati, ma come motori per rafforzare il tessuto sociale. Pensiamo a uno spazio pubblico dismesso che torna a vivere grazie a un doposcuola, a un centro di quartiere che diventa punto di riferimento per le famiglie del territorio, ad iniziative per tutti e per tutte che mirano a rafforzare il senso di appartenenza territoriale, riconoscere e valorizzare le differenze.
- Imparare con “gli occhi della città”. Riscoprire le modalità con cui si apprende nel e con la città. Istituzioni, Terzo Settore e cittadinanza co-creano soluzioni su misura per i contesti locali, uscendo dai propri ruoli e dai confini settoriali e organizzativi abituali, per costruire insieme ciò che nessuno, da solo, avrebbe potuto immaginare, in una dinamica di apprendimento reciproco tra persone e spazi.
- Attivazione dal basso e “capacità di aspirare”. Riprendendo un concetto dell’antropologo Arjun Appadurai [1], l’obiettivo è creare le condizioni affinché tutti gli individui possano trasformare le proprie capacità in azioni concrete; dare a ogni bambina e bambino, a prescindere dalla condizione socio-economica di partenza, le risorse culturali e relazionali per immaginare, desiderare e costruire attivamente il proprio futuro; costruire un campo d’azione generativo capace di creare connessioni di qualità tra le persone e i luoghi e innescare processi trasformativi.

In una fase storica delicata e complessa come quella attuale — segnata da crescenti disuguaglianze e solitudini sociali, anche nei contesti educativi — è fertile il riferimento al “municipalismo d’azione” evocato dall’ex sindaca Ada Colau [2] e al ruolo delle città nel rispondere dal basso a queste sfide, “trasformando la paura in speranza collettiva”, partendo dal basso e ponendo al centro la cura della comunità locale. È in questa cornice che si muove Fuori Bordo, con l’ambizione che la mappa delle nuove opportunità non resti un’enunciazione di principio, ma si traduca in contesti accessibili, accoglienti e concretamente inclusivi, per tutte e per tutti.
Avanzi è oggi capofila di un partenariato esperto e radicato localmente che, nelle prossime tre annualità, sarà impegnato nella gestione integrata di quattro linee d’azione sinergiche, pensate per far emergere e supportare le idee del territorio
1. Animazione Territoriale e co-design: ascoltare gli attori della città e far emergere le “energie sociali” presenti sul territorio, a partire dai desideri e dai bisogni reali della comunità locale.
2. Formazione e supporto: un percorso formativo dedicato a chi vuole candidarsi all’Avviso, per rafforzare le competenze di progettazione di servizi educativi inclusivi.
3. Accompagnamento pre e post finanziamento: un tutoraggio personalizzato per ogni progetto finanziato, con il supporto di uno Sportello fisico sul territorio, per trasformare le idee in impatto reale.
4. Comunicazione del progetto e contatto con le famiglie anche attraverso uno sportello dedicato, per far sapere alle famiglie cosa cambia concretamente per loro.

Il cuore operativo del progetto è l’Avviso Pubblico, che nel suo sviluppo complessivo sarà promosso in due differenti edizioni, attraverso cui Fuori Bordo finanzierà la nascita dei progetti con l’erogazione di contributi a fondo perduto per ciascuna proposta avanzata da enti del Terzo Settore o organizzazioni non profit, parallelamente ad un percorso di accompagnamento all’attuazione che vuole consolidare le progettualità, metterle in rete tra loro, potenziare la dimensione di innovazione e inclusività dei contesti educativi in cui queste vengono attuate. L’Avviso pubblico è lo strumento attraverso cui il Comune di Cagliari chiama e attiva tutte le energie diffuse sul territorio regionale (ma le attività dovranno realizzarsi a Cagliari) a raccogliere la sfida e dare un contributo. I servizi dovranno integrarsi o essere complementari all’offerta scolastica ordinaria e insistere su quattro ambiti specifici: contesti inclusivi, innovativi, fuori orario e relazionali.
Il progetto è entrato nel vivo e raccoglie oggi i primi incoraggianti risultati. Si è da poco chiusa la prima finestra di valutazione dell’Avviso Pubblico, che, in due edizioni, finanzierà con contributi a fondo perduto la nascita di nuovi servizi educativi proposti da enti del Terzo Settore e organizzazioni non profit, affiancandoli con un percorso di accompagnamento che li metterà in rete e ne rafforzerà la dimensione di innovazione e inclusività. Possono partecipare all’Avviso le realtà attive in tutta la Sardegna, a condizione che le attività si svolgano sul territorio del Comune di Cagliari. Inoltre i progetti devono integrarsi o essere complementari all’offerta scolastica ordinaria e muoversi su quattro ambiti: contesti inclusivi, innovativi, fuori orario e relazionali.
Un primo bilancio, seppur parziale, è già possibile: dopo la pubblicazione dell’Avviso Pubblico, la chiusura della prima finestra di valutazione ha già raccolto 31 progetti presentati da altrettante realtà attive in Sardegna (attualmente in fase di valutazione). Le proposte ritenute meritevoli nei prossimi mesi accederanno ad un finanziamento a fondo perduto e al percorso di accompagnamento e capacity building, per un’attuazione più efficace e sostenibile nel tempo.
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Note:
[1] Arjun Appadurai (2011), “La capacità di aspirare”, in Le aspirazioni nutrono la democrazia, Milano, Et al. Edizioni
[2] Fundació Sentit Comú (2025), “Introduzione” di Ada Colau in “Città senza paura. Guida al movimento municipalista globale”
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