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I tempi della (vera) innovazione

Di Ilaria Pais, manager e co-head di a|cube

L’innovazione rapida è possibile: questa è l’evidenza indiscutibile che ha mostrato questa sindemia. Stiamo assistendo in questi due anni a una delle più grandi testimonianze di attivazione di risorse e attori raramente viste nella storia. È un campo di prova perfetto per molte idee di business che, in risposta ad un bisogno generalizzato e urgente come quello sanitario, hanno registrato una curva di sviluppo e quasi senza precedenti.

Quello che ci lascia il Covid, però, è un’eredità che gioca nel profondo dei bisogni delle persone e ne solleva la loro complessità. Se probabilmente non ci vorrà molto tempo per colmare, almeno in parte, la voragine che si è creata dal punto di vista dei finanziamenti e delle risorse, la ferita sociale, individuale, ma anche di grandi parti della società, avrà bisogno di più tempo.

Il PNRR rappresenta sicuramente una grande opportunità per creare un’Italia post Covid che si fonda su nuovi presupposti, digitale, verde, resiliente; tra gli assi della digitalizzazione e innovazione, della transizione ecologica e dell’inclusione sociale si aprono campi d’azione in cui le startup e il mondo dell’innovazione sono chiamati ad esprimersi.

Servirà però un lavoro accurato, per rinsaldare o ricostruire argini, per preservare quelle aree nascoste e scoperte che in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo rimangono spesso invisibili. Non basteranno grandi progetti e opere. Serviranno nuove idee, anche piccole seppur utili, per dare supporto alle persone in disagio psicologico, per gestire i crescenti conflitti e violenze, per sperimentare nuovi modelli educativi, per incentivare la prossimità, per ridare vita e forma all’arte e alla cultura.

Chi fa accelerazione d’impresa secondo i modelli più tradizionali è abituato spesso a pensare che le trasformazioni debbano essere frutto di intuizioni fulminee, soluzioni rapide; ancora una volta abbiamo però la conferma che la vera innovazione, quella di natura sociale, capace di cambiare realmente in meglio la vita delle persone e di durare nel tempo, passa da processi che richiedono cura, costruzione continua di senso. È nel considerare la vulnerabilità, spesso intangibile, di questi tempi che si creano spazi del possibile per fare una nuova impresa, sana e inclusiva. Un’impresa che sa reagire alle scosse, ma anche agire con consapevolezza, inclusione e merito.

L’invito per il nuovo anno è rivolto a tutti i cittadini e imprenditori: innovate con cura. Non siate voraci nella rincorsa delle opportunità facili, ma allargate gli orizzonti rispetto a ciò che è veramente utile e migliorativo per la comunità. Sappiate fare del limite e della scarsità – di risorse e di tempo – il perimetro per osare a testare qualcosa di potenzialmente trasformativo.

Il tempo per la (vera) innovazione c’è, ma va riconosciuto e sfruttato al meglio.

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