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Identità, valore e senso: fare impresa nell’era Covid

Di Emma Sarti, a|change

Una crisi per definizione è una perturbazione o meglio una improvvisa modificazione nella vita di un individuo o di una collettività, con effetti gravi e duraturi. Cosa avverrà nel modo di fare impresa dopo e durante il Covid, come cambieranno sostenibilità e innovazione?

E ra maggio del 2020 quando abbiamo iniziato a interrogarci sugli effetti della crisi e sui possibili scenari futuri.
Abbiamo iniziato a chiederci quali fossero le questioni sociali maggiormente sollecitate dalla pandemia, e quali le nuove. Abbiamo osservato le prime reazioni delle imprese e quale ruolo potessero avere per rispondere a nuovi bisogni sociali: l’occupazione, il pensiero e il rischio di un allargamento della povertà, le diseguaglianze ma anche l’incremento delle vulnerabilità, i nuovi bisogni di sicurezza e protezione sociale, il benessere dei lavoratori e delle comunità in cui le imprese operano.
Era infatti già evidente come la pandemia stesse rallentando molti dei progressi delle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile.

La crisi sanitaria ha colpito in modo indifferente settori e territori: le imprese che avevano già adottato e implementato al proprio interno un approccio strutturato alla sostenibilità, però, sono quelle che hanno reagito meglio, che sono riuscite a ripartire e ad avere prospettiva.
Parliamo di imprese che vedono chiaramente il proprio ruolo e la propria funzione sociale, che mettono al centro l’innovazione sostenibile come riposta alla complessità del contesto in cui operano e che sono aperte alla relazione e al dialogo con gli attori che vi gravitano attorno. Sono soprattutto le Piccole e Medie Imprese, ossatura produttiva del Paese, quelle tra le più colpite dalla crisi, e che oggi vedono nella sostenibilità una leva per riprendersi più velocemente e un elemento fondamentale nelle scelte strategiche e d’investimento.

  • Crediamo che mai come oggi a guidare le imprese debba esservi il purpose. Lo scopo, il senso delle cose, ovvero del cambiamento generato dalla propria azione, dall’impatto, quello voluto, ricercato, consapevole, misurabile, che spinge a fare una vera programmazione strategica.
  • Crediamo che sia arrivato il momento di generare una nuova territorialità delle imprese perché diventino abitanti dei luoghi e soggetti abilitanti di (politiche e) pratiche di sviluppo territoriale. Perché rafforzino la propria capacità di leggere bisogni e potenzialità di natura pubblica e siano sempre più in grado di sviluppare filiere e vocazioni.
  • Crediamo che la sensibilità delle istituzioni e degli investitori stia crescendo rapidamente, insieme a un quadro di riferimento in continua evoluzione. Pensiamo che le imprese debbano dimostrare sempre di più come essere resilienti ai cambiamenti di contesto esterno e con quali strategie e attività ricostruire il futuro superata l’emergenza.

Occorre creare un cambiamento culturale all’interno delle organizzazioni portando il “verbo” delle sfide economiche, sociali e ambientali future. È necessario far assumere a chi guida le imprese piena consapevolezza sull’importanza del proprio ruolo al fine dell’avanzamento e dell’attuazione delle politiche di sostenibilità.

Durante una crisi cambiano i parametri su cui si basano gli equilibri, personali e in questo caso collettivi. Una crisi è superata quando ci si riconosce, con la propria identità arricchita da nuovi parametri su nuovi equilibri. Questa crisi mondiale è in corso e non possiamo sapere cosa siamo diventati e come sarà la nuova normalità. Ma se sapremo tenere il punto sulla nostra identità fatta di valore e senso, arriveremo pronti a rispecchiarci nella nuova realtà senza perdere noi stessi e diventando motori del cambiamento.

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