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Il diario di viaggio dei bootcamp di Onda. TAPPA 2: SIRACUSA

di Ilaria Pais, Head & Manager di a|cube

Dopo il successo del primo bootcamp a Favara, continua il racconto di viaggio di Onda, il programma di pre-incubazione per l’imprenditoria sociale in Sicilia che a|cube sta accompagnando in qualità di partner tecnico.

Questa volta siamo stati a Ortigia, Siracusa.
Dal 13 al 15 novembre, insieme a Fondazione Marea e al super team di Isola Catania, abbiamo avuto il privilegio di accompagnare i partecipanti nel secondo appuntamento di questo percorso di pre-incubazione.

È stato un evento che ha segnato un passo importante verso la trasformazione delle idee in realtà, portando i partecipanti a confrontarsi con i concetti di impatto sociale in modo pratico e concreto.

 

> Un’onda di innovazione per il sociale

Siracusa, con la sua ricchezza storica e culturale, si è rivelata la cornice ideale per questa tappa del programma. L’atmosfera che abbiamo respirato in questi tre giorni è stata vibrante: gesti, parole, condivisioni, tutte con un obiettivo chiaro.
Abbiamo lanciato la sfida di partire da un’idea o una vocazione e costruire un progetto di impresa sociale che risponda in modo convincente e strutturato alle sfide sociali che la Sicilia pone.

> Dal modello alla sperimentazione: progettare modelli di business ibridi (e utili)

Nel secondo bootcamp ci siamo concentrati principalmente sulla progettazione di modelli di business ibridi, un aspetto cruciale per le imprese sociali che vogliono essere sostenibili nel lungo periodo.

Con i partecipanti, abbiamo esplorato come combinare in modo efficace gli aspetti economici e sociali, unendo impatti positivi con pratiche di business scalabili e sostenibili.

Non ci siamo fermati solo alla teoria dell’imprenditoria sociale, ma abbiamo parlato concretamente di come le imprese possano trovare un equilibrio tra il fare impresa e il fare impatto. Abbiamo parlato di quelle soluzioni che, anziché dipendere unicamente da fondi esterni o sovvenzioni, sviluppano linee di reddito auto-sostenibili e a lungo termine.

Si è trattato di riflettere su come le imprese possano generare valore, non solo in termini economici, ma anche attraverso il loro impatto sociale, senza dimenticare la sostenibilità economica.
Il nostro obiettivo è stato spingere i partecipanti a pensare oltre il “Quante risorse posso raccogliere?”, ragionando piuttosto su “Come posso creare valore duraturo?”. E così abbiamo messo in discussione i modelli tradizionali, invitando i partecipanti a progettare modelli in cui l’innovazione sociale non è solo un fine, ma anche un mezzo per sostenere un business che cresca nel tempo.

È stato un processo di riflessione su come coniugare l’impatto sociale con un’economia che sappia rimanere resiliente, capace di adattarsi e di generare valore per tutti.

> Strumenti di progettazione per imprese ibride 

Nelle imprese sociali l’impatto non può essere trattato come una voce aggiuntiva. È parte integrante, imprescindibile, portante della struttura.
Non si tratta di apparire “impact”, ma di esserlo davvero. E questo richiede un percorso.

Servono modelli e strategie che rendano conto della pluralità di ruoli e relazioni che creano (beneficiari, clienti, comunità, stakeholder).
Serve costruire una proposta di valore che tenga conto della complessità e profondità dei problemi sociali.
Serve distinguere i flussi monetari dai flussi di valore sociale; non per separarli, ma per capire come si intrecciano tra di loro.
Serve stabilire che il territorio è il principale attivatore di risorse e che le logiche distributive non sono lineari, bensì circolari.
Serve anche riconoscere non solo benefici, ma potenziali esternalità negative, perché l’eticità che guida il business non metta nessuno al riparo da effetti indesiderati.

Per questo, durante i bootcamp, abbiamo utilizzato strumenti di progettazione che riflettessero questa sfida, invitando i partecipanti a lavorare sulla costruzione di imprese sociali che integrino impatto e sostenibilità economica fin dall’inizio.

È in questi momenti, quando l’impatto non è solo intenzionalità ma entra davvero nell’architettura del modello, che iniziano a prendere forma imprese capaci di trasformare davvero i contesti in cui operano.

> Il valore delle relazioni

Un altro aspetto fondamentale emerso — e promosso con forza da questo bootcamp — è il tema della trasparenza, della sincerità: dirsi le cose come stanno. Tante idee nascono da entusiasmo, ma molte affondano per mancanza di realismo.

Noi abbiamo scelto di essere sinceri: un’impresa sociale che non ha un modello economico credibile non è un’impresa.

Questo approccio diretto ha generato due reazioni potenti nei partecipanti: chi ha preso atto dell’urgenza di costruire su basi solide, e chi — ancora più importante — ha deciso di reimpostare la propria ambizione, scegliendo responsabilità, rigore e pragmatismo.

Ci siamo resi conto che la comunità che si è creata durante queste intense giornate di lavoro insieme è fatta di persone pronte a mettersi in gioco, a sostenere l’una l’altra, a costruire non solo sogni, ma imprese che durano.

> Cosa ci siamo portati da Siracusa?

Abbiamo portato a casa tanta energia, consapevolezze nuove e la convinzione che l’innovazione sociale non si esaurisca in schemi predefiniti, ma che ha bisogno di essere continuamente re-interrogata, contestualizzata, alimentata dalla voglia di fare.

Ogni progetto ha fatto un passo importante: non solo verso l’impatto sociale, ma verso la sostenibilità.

Il viaggio continua e noi non vediamo l’ora di raccontarvi di più sulla prossima tappa, in cui vi parleremo di come i team stanno lavorando alla realizzazione delle proprie idee sociali.
L’onda non si ferma, è solo l’inizio di un cambiamento che vogliamo costruire insieme.

Per approfondire:

> Vai alla 1° tappa del diario di viaggio di Onda
> Scopri “L’Onda di cambiamento che sta investendo (nel)la Sicilia”
> Visita il sito di Onda
> Scopri questo e tutti gli altri programmi di a|cube

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