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7 parole per leggere il presente. RAGIONE

di Davide Dal Maso, CEO di Avanzi – Sostenibilità per azioni

Come orientarsi in un tempo complesso? Per il 2026 abbiamo scelto di rispondere con parole significative che nascono dalla pratica quotidiana.
Questa serie condivide le lenti con cui Avanzi legge la contemporaneità.
È la nostra mappa: parole per capire, per agire e per fare.

Pensavamo che l’Illuminismo ci avesse definitivamente salvato dalla superstizione. Che il lume della Ragione ci avesse indicato la via d’uscita dal buio dell’ignoranza, ci avesse aiutato a non confidare sulle credenze, ma sulla conoscenza. L’Illuminismo ci ha lasciato un messaggio di forza, di libertà e di speranza: ciascuno di noi ha dentro di sé le risorse per comprendere. Non dobbiamo affidarci a quello che sta scritto in un libro sacro o dipendere da quello che dice chi si arroga il diritto di interpretarlo. La conoscenza è a nostra disposizione. Non è un dono, è una conquista e il mezzo per ottenerla è il metodo scientifico, le cui regole (la ricerca, la sperimentazione, l’errore, le evidenze) sono uguali per tutti. Su questa base abbiamo costruito la civiltà occidentale, di cui non voglio fare un’apologia acritica; non tutto è andato sempre per il verso giusto, evidentemente. Ma credo sia innegabile che se, per esempio, la democrazia in Europa è un fatto acquisito, lo si debba al lascito dell’Illuminismo, a quest’idea per cui ogni essere umano, essendo dotato della Ragione (tanta o poca che sia), è in sé perfetto, completo; a quest’idea per cui il potere non viene da un dio, ma dal consenso; a quest’idea per cui la verità non è rivelata, ma ricercata.

È questa idea che ci ha resi quello che siamo. Non si tratta di fare confronti o classifiche. Altre culture (quelle cinesi, quelle arabe, quelle africane …) sono figlie di storie e percorsi diversi. E infatti gli esiti (per esempio, sul piano delle forme di governo) sono molto differenti.

Le conquiste dell’Illuminismo oggi sono a rischio. La Scienza viene rifiutata. Non confutata, respinta. Non importa che le evidenze scientifiche dimostrino che è in corso un cambiamento climatico; mio “cuggino” mi ha detto che da lui fa freddo, quindi non ci credo. Ecco, appunto, crederci, come se fosse una scelta di appartenenza, un’adesione ad una tifoseria piuttosto che a un’altra. Sembra che ci sia un rigurgito di medioevo. Qualsiasi persona ragionevole riconosce la questione della sostenibilità dello sviluppo; non può non riconoscerla, se è ragionevole. Ma se non lo è, perché rifiuta la Ragione, non ci sono argomenti.

La Ragione è scomoda, perché ti impone la responsabilità delle scelte; la conoscenza è fastidiosa, perché il Metodo richiede fatica e le conclusioni cui porta potrebbero non essere gradite. Ma non dobbiamo rinunciare alla forza della Ragione. Dobbiamo riaffermare il valore della scienza come metodo (tentativo) per avvicinarci alla conoscenza. Dobbiamo affermare la conoscenza (anche sapendo che è incompleta) come base per le nostre scelte, individuali e collettive. Se accettiamo l’idea che la conoscenza scientifica sia un punto di vista, ci aspettano l’arbitrio, l’abuso del potere, la violenza.

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