di a|place | rigenerazione urbana e sviluppo locale
Come orientarsi in un tempo complesso? Per il 2026 abbiamo scelto di rispondere con parole significative che nascono dalla pratica quotidiana.
Questa serie condivide le lenti con cui Avanzi legge la contemporaneità. È la nostra mappa: parole per capire, per agire e per fare.
Quando, nei nostri progetti, proviamo a riconoscere le aspirazioni delle persone e abilitare le loro capacità; quando i soggetti con cui lavoriamo – gruppi informali, associazioni, imprese, fondazioni, amministrazioni pubbliche – ci sembra riescano, grazie al nostro contributo, a mettere a fuoco potenzialità e vincoli della loro azione, condizioni di efficacia e opportunità generative delle loro iniziative; quando gli spazi su cui lavoriamo – gli “ex qualcosa” da riattivare, la scuola, o l’impianto sportivo che vogliono essere anche spazi di comunità, il condominio che sceglie di sperimentare percorsi di mutualismo – intraprendono un percorso di cambiamento e diventano (stanno diventando) qualcosa di complesso, ricco, non univocamente definibile, innovativo, dunque anomalo; quando costruiamo un percorso di ricerca e formazione attorno al rapporto tra pane e città, o ci confrontiamo sugli Urban Center come organizzazioni che possono promuovere apprendimento sociale e presa di parola pubblica sulle politiche urbane.
Quando ciò succede, ci troviamo a domandarci: come definire quello che facciamo in una parola? Che nome gli diamo?
Così, abbiamo provato a riflettere su come svolgiamo il nostro lavoro, su quali operazioni mettiamo in campo per condurlo. Ci siamo detti che proviamo a comporre consulenza e accompagnamento dei processi, attenzione alle iniziative dal basso e disegno di politiche, lavoro di campo con gli attori e “riflessione nel corso dell’azione”. Alterniamo distanza e prossimità, immersioni nelle pratiche e re-framing. In fondo, quello che facciamo è favorire relazioni positive, cioè generative, orientate a produrre valore pubblico, senso collettivo, apprendimento sociale, tra pratiche, persone e spazi.
Una parola ci è venuta in aiuto, risonanza. Suggestiva e di ispirazione, ci sembra interpreti gli elementi del nostro agire, segnali una prospettiva da seguire, indichi una strada promettente.
Innanzitutto dice quello che non bisogna fare: non ridurre la promozione dell’innovazione sociale alla progettazione di nuovi servizi o all’adozione di nuove tecnologie che rispondano (rapidamente) a bisogni mutevoli; non concepire i percorsi di capacitazione come attività di formazione, finalizzati a colmare deficit di competenze; non limitare i processi di accompagnamento agli interventi di rigenerazione urbana ad arene di ascolto per la “visione condivisa”, nelle quali sono tutti d’accordo, ma nessuno ha maturato il desiderio di fare il primo passo per raggiungere quella visione.
Siamo infatti convinte e convinti che – come un maestro ci ha insegnato – bisogna spingersi al di là di ciò che è dovuto, formulando ipotesi per educare la creatività e liberare l’intuizione. Se la risonanza è una esperienza di relazione vibrante con il mondo, che contrasta lo stato di alienazione provocato dalla iper-accelerazione cui siamo costretti – è la tesi di Harmut Rosa, che ha centrato il suo programma di ricerca sul concetto di risonanza – occorre rallentare, allestire spazi in cui stare e proteggere la dimensione dell’inatteso, ciò che diverge dai programmi iniziali e che per questo apre a possibilità non previste e non intese.
Poi, abbiamo anche capito che, quando si sta, si incontrano non solo attori di policy, ma corpi, sguardi che stabiliscono una relazione e producono conoscenza, non (solo) imparando dai contenuti ma da come si sta insieme attorno a quei contenuti. Così, si crea una relazione con il mondo e con gli altri corpi, che invita apre allo scambio e costruisce le condizioni per un agire consapevole. È questo il meccanismo che promuove innovazione, che non è il nuovo, ma l’esito di processi di apprendimento.
In questo senso, un progetto non è la soluzione a un problema, la risposta efficace a bisogni dati, ma il dispositivo aperto all’indagine, alla messa alla prova delle ipotesi e alla valutazione degli esiti.
Il nostro ruolo non è di soggetto neutro, ma abilitatore e partner; di policy activist, più che solo policy designer. Nei progetti che seguiamo ci preoccuperemo di raggiungere le persone, riconoscere la loro agentività e allestire spazi in cui si sentano convocate; favorire la loro capacità di rispondere rafforzando la percezione di poter generare un impatto, garantendo loro voce e rappresentazione; promuovere uno scambio reciproco, accettando l’inatteso.
Accompagnare progetti generativi di risonanza significa abbandonare percorsi già strutturati, farsi sorprendere dall’inaspettato, contrastare i modelli di intervento che rassicurano chi li eroga, più che sostenere chi li riceve. Il successo dei progetti dipenderà così dalla qualità della connessione che riescono a stabilire con/tra le persone e i luoghi, dal loro essere trasformativi in quanto innesco di processi.
Infine, per essere chiari, la nostra non è strategia di marketing: non vendiamo la risonanza, ma vogliamo costruire le condizioni affinché possa accadere, o almeno non essere del tutto impedita in un mondo dove crescono barriere, controlli e sistemi di sicurezza che vogliono evitare il rischio dell’essere – momentaneamente, occasionalmente – in comune, tra iper-diversi. Che invece, secondo noi, è la qualità della città.
«In a democratic city it is imperative that we speak to strangers» (S.Delany).
Questo contributo nasce da discussioni tra colleghi e con persone vicine al nostro lavoro, da cui abbiamo imparato molto. E si alimenta del pensiero di autori per noi di riferimento. In particolare: G. Biesta, Oltre l’apprendimento, Angeli, 2023; S. Delany, Times Square Red, Times Square Blue, New York Univ. press, 2019; P. Fareri, Rallentare, Angeli, 2009; H. Rosa, Resonance. A Sociology of Our Relationship to the World, Polity press, 2019.
Scopri le altre nostre parole guida:
> RAGIONE
> MOLTIPLICAZIONI
> RADICI
> VALORE
> ANTIFRAGILITÀ
> DIRITTI
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