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Governo urbano e conoscenza pubblica: il percorso degli Urban Center

di Claudio Calvaresi, Principal a|place

Nel 1994, Paolo Fareri, analista e attivista di politiche urbane, studiò casi di Urban Center negli Stati Uniti [1]. Si svilupparono quindi, nel nostro Paese, diverse esperienze che si richiamarono ai modelli indagati nella ricerca, cioè a organizzazioni che lavoravano per:

  • la produzione di conoscenza pubblica sulla città, utilizzabile nei processi decisionali;
  • lo sviluppo di un dibattito ampio attorno ai problemi urbani;
  • la promozione di processi di partecipazione nella costruzione delle politiche pubbliche;
  • il sostegno alla crescita delle capacità progettuali degli attori locali.

Ad Avanzi, pensiamo sia utile riprendere una discussione sul tema. Trent’anni fa, la presenza di «attori progettuali, che definiscono soluzioni innovative ai problemi di efficacia delle politiche urbane» (così Fareri definiva gli Urban Center) sembrava un dispositivo pertinente per una fase caratterizzata da un forte interesse – politico e delle politiche – verso le città (elezione diretta dei Sindaci e primi programmi europei per le periferie).

Anche oggi il destino delle città sembra essere al centro della discussione pubblica, ma in forme che privilegiano il posizionamento piuttosto che il confronto argomento e strutturato, come era nelle intenzioni degli Urban Center.

Così, abbiamo deciso di organizzare, insieme ai due più significativi e consolidati Urban Center italiani (Fondazione Innovazione Urbana di Bologna e Urban Lab di Torino), un miniciclo di incontri.

IL 1° INCONTRO DI TORINO

Il primo momento si è tenuto a Torino nel maggio scorso, per esplorare il cambiamento che gli Urban Center hanno sperimentato nel corso degli anni, come strumenti di sollecitazione e strutturazione della partecipazione pubblica alla costruzione delle politiche urbane.
Abbiamo presentato e discusso gli slittamenti del senso e delle prassi di queste strutture, in relazione ai mutamenti del governo urbano e della stessa nozione di attivazione della società locale, con l’aiuto di Urban Lab e FIU (rappresentate da Chiara Lucchini e Giovanni Ginocchini), di un’esperienza rilevante in una media città come Urban Center Brescia (con Elena Pivato) e di una iniziativa ai primi passi come LABMET Cagliari (con Isabella Ligia). Una riflessione conclusiva sui caratteri della fase attuale è stata portata da Gabriele Pasqui, del Politecnico di Milano.

IL 2° INCONTRO A BOLOGNA

Nel secondo incontro, svoltosi a giugno a Bologna, ci siamo confrontati sulla relazione tra costruzione e disseminazione della conoscenza sulla città e presa di parola pubblica, tra messa a disposizioni di dati e analisi sui processi di trasformazione urbana e capacità delle persone di indagare, scambiarsi conoscenze, apprendere mutuamente e mobilitarsi. In una espressione, su quel nesso tra education e advocacy, che caratterizza l’azione degli Urban Center.
Ne abbiamo parlato con persone che si occupano di rendere fertile questo nesso: nella responsabilità amministrativa (con Laura Lieto, assessora all’Urbanistica e vice-sindaca di Napoli), nella ricerca pubblica a sostegno di processi di empowerment (con Barbara Pizzo, di Roma Ricerca Roma e Univ. La Sapienza), attraverso un progetto come la Scuola per la giustizia sociale e ambientale del Forum Disuguaglianze e Diversità (con Giulia Cutello), animando alleanze culturali e politiche, tra ricerca e attivismo (con Fabio D’Alfonso di Pensare Urbano).
Abbiamo avuto inoltre l’opportunità di collegarci online con un incontro che, in contemporanea, si stava svolgendo presso l’Ordine degli architetti di Roma sullo stesso tema e di ospitare il contributo di Elena Andreoni, dello staff dell’assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale.
In conclusione, Sandro Balducci, del Politecnico di Milano, ci ha ricordato che affrontare il tema degli Urban Center permette di affrontare la relazione, da ricostruire, tra mobilitazione dal basso e politiche pubbliche.

E ORA, APPUNTAMENTO A MILANO

Con questa consapevolezza, arriviamo all’ultimo incontro, previsto qui da noi ad Avanzi, il prossimo 6 novembre. Crediamo ci sia bisogno di tornare a pensare Milano. Per un tempo ormai piuttosto lungo, è sembrata potersela cavare egregiamente e così ha dimenticato di riflettere su se stessa.

È giunto il momento di ricostruire un discorso pubblico sulla città, animare un confronto aperto sulle sue trasformazioni, su come pilotarle e in che senso orientarle.

Che forma dovrebbe assumere uno spazio per la discussione pubblica sulle politiche urbane?
Ospiteremo un intervento di Piero Bassetti (che all’epoca commissionò la ricerca di Fareri), mentre Sandro Balducci ed io proporremo una traccia per la discussione, aperta a chi avrà voglia di intervenire: suggeriremo di riconoscere tracce, fenomeni e attori solo parzialmente visibili, conflitti emergenti, reti in formazione, come elementi di nuove forme dell’azione pubblica che sappiano trattarli.

Per concludere questo programma, lavoreremo a una pubblicazione che restituirà i risultati emersi dai tre incontri, allo scopo di sostenere una discussione pubblica aperta e informata sulle politiche per le città.

Appuntamento a giovedì 6 novembre dalle ore 18:00 presso Avanzi Coworking, in Via Ampère 61/A.

Partecipa e discutiamone insieme!

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Note:

[1] Il rapporto “Urban Center: l’esperienza statunitense”, commissionato allora dalla Camera di commercio di Milano, lo trovate qui.

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