di a|finance | la finanza utile
Come orientarsi in un tempo complesso? Per il 2026 abbiamo scelto di rispondere con parole significative che nascono dalla pratica quotidiana.
Questa serie condivide le lenti con cui Avanzi legge la contemporaneità. È la nostra mappa: parole per capire, per agire e per fare.
Alla riscoperta del “valore” sociale.
Il termine VALORE, applicato al Terzo settore, è spesso vittima di un equivoco semantico: per decenni è stato appiattito sulla sola dimensione ideale e immateriale o, al contrario, relegato a una sfera puramente quantitativa, monetaria. Tuttavia, la visione che portiamo avanti in Avanzi ci suggerisce che il valore non è solo idea o – peggio – denaro, ma impatto. In questa prospettiva, la sostenibilità economica non è il fine ultimo, ma la condizione di efficacia per generare trasformazioni positive, misurabili e intenzionali nella società e nell’ambiente.
Se guardiamo ai dati Istat che coprono l’arco temporale 1999–2021, osserviamo un Terzo settore italiano in crescita oggettiva e impetuosa, come pochi altri comparti economici: le entrate totali sono passate da circa 55 a quasi 93 miliardi di euro (+70%, dati deflazionati). Ma limitarsi a questi numeri significherebbe guardare solo una parte della realtà. Il vero valore risiede nella capacità di queste organizzazioni di produrre beni relazionali e di rispondere a bisogni che né lo Stato né il mercato for-profit riescono a soddisfare pienamente. L’analisi dei 22 anni di storia del Terzo settore italiano evidenzia in questo senso luci ed ombre: sebbene il comparto sia diventato un attore economico imponente, esso rischia di trovarsi in una condizione di “vulnerabilità” se non riesce a bilanciare la sua missione sociale con una gestione finanziaria solida e indipendente.
La finanza, in questo contesto, può tornare ad essere uno strumento “utile” e non un fine autoreferenziale. Per generare valore reale, il Terzo settore ha bisogno di capitali “pazienti” e di modelli di impact investing che sappiano internalizzare le esternalità sociali e ambientali, trasformandole in indicatori di successo che vadano oltre il semplice avanzo di gestione. La sfida non è solo “trovare i soldi”, ma farlo attraverso meccanismi che rispettino l’identità mutualistica e democratica delle organizzazioni.
Misurare la differenza non è solo un esercizio statistico, ma un atto di accountability verso la comunità. Il viaggio verso una finanza veramente al servizio dell’impatto sociale inizia qui, dalla consapevolezza che il valore di un’impresa si misura, in ultima istanza, dalla felicità pubblica e dal benessere collettivo che è in grado di generare.
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